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La Repubblica - 10 marzo 2004

Due libri rievocano il Circuito Aereo del 1909 cui partecipò anche lo scrittore

Quando Kafka volò nel cielo di Brescia
di Alessandro Bertante

«Stamane il Re, in automobile, accompagnato dal generale Brusatti e da due aiutanti, si è recato a visitare il grandioso campo di volo del Circuito Aereo di Brescia». Iniziava così l’articolo del “Corriere della Sera” del 4 settembre 1909 sull’apertura del primo Circuito Aereo Internazionale di Brescia, la pionieristica competizione, la seconda organizzata in Europa dopo quella di Reims in Francia del mese precedente, alla quale parteciparono i più celebri aviatori dell’epoca: il francese Luis Bleriot, l’americano Glenn Curtiss e l’italiano Mario Calderara. E il Circuito di Brescia, fortemente voluto da Arturo Mercanti, segretario del Touring Club Italiano, nella nascente città industriale che voleva rivaleggiare con Milano e con le sue corse automobilistiche, costituì veramente un evento di portata storica: erano trascorsi solo sei anni dal primo volo dei fratelli Wright, l’aviazione era ancora nella sua fase sperimentale, rappresentando l’aspetto più avventuroso e spettacolare del progresso tecnologico, palestra di genio, spericolatezza e follia.
Insieme al re, nella piana di Montichiari, si trovarono non solo piloti in cerca di un quarto d’ora di gloria - erano voli di pochi chilometri a poco più di quindici metri d’altezza, per cui duravano pochi minuti - ma anche un vasto pubblico composto da giornalisti, ingegneri, artisti e semplici curiosi, tutti attirati da quello che sembrava ancora un vero e proprio prodigio. Quella eroica settimana di volo del 1909, viene oggi rievocata da due libri usciti quasi contemporaneamente: Aeronauti di Peter Demetz, edito da Garzanti, e Come inventammo l’aeroplano di Orville Wright, pubblicato dalla piccola casa editrice Aquilegia di Desio.
Scritto da un docente dell’università di Yale, Aeronauti ricostruisce il clima della competizione bresciana attraverso le gesta e le testimonianze di un’eclettica pattuglia di intellettuali: l’allora ventiseienne Franz Kafka, inviato dalla “Deutsche Zeitung Bohemia”, Max Brod, Luigi Barzini, Gabriele D’Annunzio, che alla competizione partecipò come passeggero di Glenn Curtiss, e il musicista, lui pure appassionato di volo, Giacomo Puccini. Ne esce un ritratto affascinante del primo decennio del secolo, quando grazie ai prodigi della scienza, le “umane sorti progressive” parevano proprio non avere limiti. Come inventammo l’aeroplano - presentato oggi alle 18.30 al Circolo della Stampa dal curatore Roberto Ciuffoletti con il filosofo della Scienza Giulio Giorello e i piloti Giancarlo Zanardo e Gerolamo Gavazzi - è invece il resoconto del pioniere Orville Wright circa i suoi diversi tentativi, effettuati in collaborazione con il fratello Wilbur, di fare decollare un aereo a motore. Insieme al racconto in prima persona dell’ingegnere americano, Ciuffoletti ha completato l’opera con una vasta scelta di articoli della stampa dell’epoca, dei quali molti sono dedicati proprio al Circuito Aereo di Brescia.