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Il Giorno - 13 marzo 2004

Penne & ali 1
L’incontro bresciano fra D’Annunzio e il grande praghese in veste di reporter

Kafka e le macchine volanti
di Mariella Radaelli

Circuito aereo del lontano settembre 1909: la ricostruzione in «Aeronauti». Pagine inedite dei fratelli Wright pionieri del cielo.

Franz Kafka nel 1909 si trovava in quel di Brescia, per assistere a una delle prime competizioni aeree internazionali, nella spianata a metà strada fra il capoluogo e Montichiari. Solo sei anni dopo il pionieristico volo dei fratelli Wright, il Circuito Aereo di Brescia ospitava i più celebri aviatori del tempo: Louis Blériot, Glenn Curtiss e Mario Calderara. In quest’occasione, Mr. K. si accingeva a scrivere il suo primo articolo: doveva essere vendibile (apparve infatti il 29 settembre 1909 sul quotidiano praghese «Bohemia»(. Per questo motivo, dedicò molta attenzione alla crème sociale presente. Kafka correva da una parte all’altra dell’aerodromo per scrutare la mise delle signore, dagli elaborati cappellini ai corpetti a vita bassa che impedivano loro quasi di stare sedute. Peter Demetz, saggista praghese, d’adozione statunitense, in «Aeronauti. Kafka, Brod, D’Annunzio e Puccini al Circuito Aereo di Brescia nel 1909» (Garzanti; pp.205, euro 16), descrive la singolare scena che permise l’esordio nel giornalismo di questo gigante della letteratura mondiale.
Il ventenne Kafka aveva pensato di concedersi una breve vacanza con i fratelli Brod, Max e Otto. Franz non staccava dal lavoro da tre anni e soffriva d’insonnia. Quando il progetto italiano era già nell’aria, fece pervenire un certificato medico alla ditta presso la quale lavorava, in cui si diceva: «E’ necessario che il dottor Kafka si prenda una vacanza, foss’anche di breve durata». I tre amici lasciarono Praga per una destinazione amena, il lago di Garda, precisamente Riva. Fra una nuotata e l’altra, decifravano quel poco d’italiano che conoscevano, leggendo il quotidiano «La sentinella Bresciana».
Il numero del 9 settembre attirò l’interesse di Franz, colpito dal titolo d’apertura: «La prima giornata del Circuito Aereo». Kafka propose di seguire la manifestazione, dato che non aveva mai visto un aereo in volo. Tra una folla «affascinata e ipnotizzata», notò la presenza di Giacomo Puccini e del Vate Gabriele D’Annunzio. Poco interessato al melodramma, Franz si limità a osservare come il musicista avesse «un naso da bevitore». D’Annunzio, «in completo bianco e sempre in movimento per cercare una posa fotogenica», recitava una poesia su Icaro e rilasciava interviste sulla divinità del volo. La penna di Kafka catturò il momento in cui Curtiss conseguì ilprimato di 50 km in 49’24’’, che gli fece voncere il Gran Premio di Brescia.
Si ricorda la scintillante performance lombarda anche nel libro «Come inventammo l’aeroplano», curato dal giornalista Roberto Ciuffoletti (Aquilegia, pp.262, euro 12), che raccoglie la grande avventura delle prime stelle dell’aviazione, i Wright, Wilbur e Orville, fratelli dell’Ohio, che vendevano biciclette in un negozio di di Dayton. Queste pagine inedite in Italia partono con un testo scritto da Orville, il fratello pù giovane, che il 17 dicembre 1909, dalle colline ventose di Kitty Hawk, nel Nord carolina, inaugurò il primo volo a motore, evento epocale per la storia della scienza e della tecnologia.
Il testo di Orville, molto tecnico, è integrato da una parte esplicativa dedicata ai lettori non specialisti. «I nostri primi interessi nei confronti del volo si manifestarono quando eravamo ancora bambini-scrive Orville-. Il papà ci portò un piccolo giocattolo, messo in movimento da una cordicella elastica, che era in grado di sostenersi in aria...». I due «sperimentatori» furono influenzati dalle prove di Otto Lilienthal, l’ingegnere tedesco che «nel 1896 stava realizzando voli planati, partendo dalla sommità di una collina». Per molti anni i Wright fecero esperimenti «scoraggianti», fino a quando riuscirono a pilotare veramente il loro Flyer nei cambiamenti di direzione, concependo il sistema della «svergolatura alare».
I due fratelli vennero a Roma nel 1909. «In quest’occasione l’Italia acquistava un Flyer, qualche mese prima degli stessi Stati Uniti, che avevano dato i natali ai due inventori-sottolinea Ciuffoletti-. E Wilbur forniva lezioni di volo a sottotenente Mario Calderara «brevetto di volo italiano numero 1)», che a Brescia si piazzò al secondo posto, dietro Curtiss.
Ciuffoletti racconta anche i 100 anni dell’aviazione, «da sport a strumento di salvezza, a mezzo di terrorismo». Il riferimento alle Torri Gemelle è chiaro. «Ma non è colpa dell’aereo», che in Lombardia «simboleggia la nostra eccellenza: le migliori macchine sono nate nel triangolo Varese-Sesto Calende-Malpensa e Milano», ci dice Gerolamo Gavazzi, pilota milanese che si sta battendo per creare in città un Museo Aeronautico «vivo», sul modello inglese, «creato in aeroporto con mezzi statici e volanti».