| Il Manifesto
- 19 settembre 2009
Un Doppio Ritratto Sulle Coppie Miste Nella Società Italiana
Se l'immigrazione transnazionale e le nuove forme di famiglia rappresentano due simboli delle trasformazioni della società italiana, le coppie miste costituiscono il punto di tensione dove le due linee di fuga si incrociano. Quello dei matrimoni misti è un fenomeno in crescita, che tuttavia, nonostante alcuni lavori pioneristici, non ha ancora ricevuto sufficiente attenzione da parte degli studiosi. Contribuiscono a rimediare a questa carenza i due lavori di Gaia Peruzzi e Rosa Parisi, un duplice ritratto di famiglia da cui emerge la normalità delle coppie miste e la relatività della mixité sentimentale: tutte le coppie sono in certo modo miste, perché nascono dall'incontro tra due storie di vita differenti, ed è l a reazione dell'ambiente sociale a definire una coppia come mista. Dopo la disamina del concetto di mixité sentimentale, Peruzzi descrive le numerose sfide che le coppie miste si trovano ad affrontare. Le maggiori riguardano senza dubbio le reazioni della famiglia di origine dei partner, gli amici e la comunità, di segno sostanzialmente negativo. Le coppie miste infatti sono una sfida alle convenzioni endogamiche, di origine come di classe, del mercato matrimoniale. È significativo che la diffidenza dei genitori italiani sia dovuta per lo più a questioni di status, allo scarso prestigio sociale di un partner straniero, mentre è tra amici e conoscenti che affiorano più chiaramente motivazioni di carattere xenofobo. Inoltre le coppie miste si trovano di fronte alcuni nodi peculiari: i problemi maggiori all'interno della coppia non sorgono, come vorrebbe un certo senso comune, dalla differenza di religione, perché la secolarizzazione contribuisce a disinnescare le tensioni su q uesto punto; i conflitti sembrano semmai ruotare intorno ai ruoli di genere, perché gli uomini, italiani o stranieri, hanno difficoltà ad accettare le istanze di emancipazione delle loro compagne. Rosa Parisi affronta l'argomento della mixité sentimentale da una prospettiva lievemente diversa, a partire dal caso delle coppie italo-marocchine. Il libro si concentra su due argomenti principali, i processi di «familiarizzazione» che coinvolgono il partner straniero e la ricorsività tra pubblico e privato all'interno dello spazio familiare. I due aspetti si intrecciano nel «familismo legale» che caratterizza la legislazione italiana sulla cittadinanza, per via del quale quest'ultima appare come un affare di famiglia, come un'eredità o una dote e il matrimonio con un cittadino italiano si configura come la via più semplice verso lo stato di cittadino. L'autrice indaga la vita delle coppie italo-marocchine analizzando alcuni punti chiave, in particolar modo il cibo, quale mezzo di espressione di vicinanza e di conflitto all'interno della coppia, e la parentela nella cultura marocchina, col fine di mostrare le differenze e le analogie rispetto al nostro modo di vivere i legami famigliari; concentrandosi, infine, sul tema delle leggi sulla cittadinanza, quali mezzi simbolici per costruire confini, e sui processi quotidiani di «sconfinamento» vissuti all'interno della famiglia mista. In un periodo come l'attuale, in cui il governo con il suo decreto sicurezza tende a impedire anche la mixité coniugale, queste ricerche, che affrontano seriamente le difficoltà e le opportunità di comunicazione interculturale all'interno delle coppie miste, dissipando tanti luoghi comuni, sono ancora più necessari.
(Carlo Capello)
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